Cobol Pongide

BIO

I Cobol Pongide nascono come band umano-robotica in cui l’umano Cobol è l’addetto agli strumenti musicali mentre il robot (front-bot) Emiglino Cicala canta.

In questa formazione i Cobol Pongide attraversano l’epoca chiptune (toy music) suonando tastierine giocattolo, console di gioco e cantando storie di robot avversi ai lavori domestici e di cosmonauti sovietici. Nel 2009 nasce l’album Musica per anziani cosmonauti – suonato interamente con console come il gameboy,

il commodore 64, la Nintendo nes, e giocattoli recuperati in discariche e mercatini dei rom (sopratutto molte desuete tastierine didattiche della Bontempi).

Negli immediati anni successivi i Cobol Pongide realizzano un ep per la web etichetta lettone Elpa Music: Filodiffusione per ambienti in assenza di gravità – 2010 in free download. Dal 2013 i Cobol Pongide intraprendono una trasformazione del proprio stile musicale pur mantenendo molti degli strumenti originari

(tastierine giocattolo e sopratutto il Commodore64 come strumento solista). Emiglino si fa da parte come cantante nelle performance live restando attivo come ideologo scrittore di testi e polemista. La musica transita dalla toy music radicalizzandosi verso un CosmiquePop suonato, raccontato e cantato in italiano (sopratutto nei live) dallo stesso Cobol. Nel 2015 Emiglino Cicala decide di dare alla luce un album raccolta di tributi da lui scelti e suonati esclusivamente con giocattoli: Emiglino’s favorite songs in free download.

Dopo circa tre anni di lavoro esce nel 2016/2017 il secondo album stampato: Vita da spaziale in cui per la prima volta (nella storia dei Cobol Pongide) si integrano giocattoli e strumenti piu’ tradizionali (chitarra elettrica, synth, batteria elettronica) su testi di tipo spazial-surreal-cantautoriale.

Questa direzione è piu’ percepibile nei live dove i brani elettrici cantati in italiano vengono spesso introdotti da storie autobiografiche e no riguardanti lo spazio e le estinzioni di massa.

VITA DA SPAZIALE

Questa storia ispira più in generale all’ominimo album “Vita da spaziale” di cui questa è, appunto, la title track. 

Nel museo di San PietroBurgo c’e’ il fossile di un pachicefalosauro situato proprio poco prima della sala che ospita i cimeli spaziali. Per i bambini sovietici quella collocazione non e’ mai stata innaturale; in fondo avere un ornitisco marginocefalo dotato di poteri sonici come copilota avrebbe potuto fare la differenza per un cosmonauta in missione.

Nella cittadina di Staraya Kupavna, l’adolescente Foma Voznesenskij, 12 anni a dicembre, non sperimentò mai l’imbarazzo di dover scegliere come impiegare il tempo libero. La soluzione ovvia era sempre stata sotto casa sua, nel parco giochi cittadino, nelle poche ore di luce che a volte rimanevano dopo aver terminato i compiti. Ma da un po’ di tempo il gioco s’era fatto piu’ impegnativo; da quando un cosmonauta

d’istanza a Zvyozdny Gorodok aveva iniziato ad allenarsi nel parco giochi. Durante il pomeriggio, mentre i ragazzini giocavano sulle giostre, il cosmonauta si teneva a distanza impegnandosi in attivita’ come la corsa e i salti. Ma Foma l’aveva visto allenarsi la mattina molto presto utilizzando l’altalena lo scivolo e la tirolina da sempre presenti nel parco.

Foma aveva annotato con cura tutti gli esercizi e li ripeteva a sua volta. Una sezione in disuso della condotta del gas poco lontana era divenuta la sua base spaziale che, sopratutto nei giorni piu’ freddi, divideva con un randagio poco incline alla compagnia.

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Questa quotidianità era divenuta la sua Vita da Spaziale.

Due anni prima dell’arrivo del cosmonauta a Staraya Kupavna, il presidente Leonid Brežnev ridefiniva i numeri dell’Armata di Cosmo traducendo molti cosmonauti residenti nei cosmodromi in riservisti

di terra in attesa di missione. Pur rimanendo degli effettivi quest’ultimi tornavano in parte alla vita civile con l’obbligo di mantenersi fisicamente e psicologicamente pronti al rapido reintegro: che per la stragrande maggioranza non avvenne piu’.

L’arrivo in sordina di quell’uomo a Staraya Kupavna aveva sorpreso tutti gettando una strana luce sulla salute del programma spaziale, del partito e con esso dell’intera nazione.

Ma non per Foma: per lui era stato il secondo grande evento della vita dopo la visita al museo di San Pietroburgo. Cosi’ ora tutto quadrava: l’incontro qualche anno prima con il pachicefalosauro e poi quell’icona, da sempre sul muro della sua classe proprio accanto alla foto del Presidente del Presidio del Soviet Supremo dell’URSS: lo spaziale Gagarin.

COLLAUDATORE DI MONDI EXTRASOLARI

Da almeno due decenni abbiamo la prova dell’esistenza dei cosiddetti pianeti extrasolari, pianeti residenti al di fuori del nostro sistema solare che orbitano attorno a stelle a noi molto lontane.

Non possiamo vederli otticamente perche’ troppo lontani e comunque resi opachi dal bagliore delle stelle attorno a cui orbitano. Tuttavia possiamo “percepirli” con metodi d’individuazione indiretta legati molto spesso allo studio dello spettro d’emissione della stella. Di questi pianeti i cosiddetti terrestri (quelli che come la Terra sono composti di roccie e silicati e non sono gassosi come ad esempio Giove – che infatti si chiamano gioviani) sono interessanti perché un

giorno potrebbero essere la nostra nuova casa (ma anche perché già potrebbero ospitare forme di vita così come noi le intendiamo).

In questo brano immagino lo stato d’animo di un “collaudatore di mondi extrasolari” alla ricerca di candidati che garantiscano il futuro della specie umana. 
La considerazione terminale è però parossistica: l’unico modo di non cedere all’impulso di violenatre anche il nuovo mondo (così da doverne cercare nuovamente un altro) è continuare a migrare non fermandosi “più d’una generazione necessaria a ripartire“. 

PICCOLI SCREZI TRA PIANETI FEROCI

Pianeti rivali si affrontano poco eroicamente producendosi screzi l’un l’altro. Dapprima spavaldi e impetuosi poi con momenti tragicomici e meditabondi.

Piccoli dispetti come in una guerra fredda interplanetaria che sembra piu’ una partita di Risiko! che un vero e proprio conflitto. Tanto meglio perché ci si fa forse meno male; tanto peggio

perché le schermaglie potrebbero non aver mai fine. Su una scala infinitamente più ampia di quella che noi umani potremmo immaginare si consumano i capricci di due mondi in lotta per ragioni ormai cedute all’oblio; in fisica questo fenomeno è noto come:  miserrima inerzia conflittuale.

Ma almeno da loro, a differenza di qui sulla Terra, tutto è “giustificato” dall’essere all’interno di un “giochetto elettronico”.

BLU ASTRO

Una teoria cromatica dell’amore tra uno spaziale confinato su un asteroide e una spaziale girovaga e vagabonda. Nell’isolamento del cosmo lo spaziale coltiva dischi d’accresimento e elucubra su sistemi autoconsistenti. Ma le certezze vengono meno all’approssimarsi della spaziale di colore colore blu (dovuto al blueshift o effetto doppler). Una volta tornato sulla Terra lo spaziale in breve tempo ricrea le stesse condizioni d’isolamento del suo asteroide e solo allora si accorge che la vagabonda ha cambiato colore spostandosi dal blu al rosso (redshift) in quell’effetto d’allontanamento di un corpo celeste dal suo osservatore.

COSTRUISCI LA TUA BIODRUM

Il punto debole di molti musicisti contemporanei è la sostanziale uniformità nell’uso di drum machine di largo utilizzo che vanificano molti degli sforzi compositivi spersonalizzando i brani e le canzoni prodotte.
Questo tutorial v’insegnerà a autocostruirvi facilmente una batteria elettronica completamente personalizzata a partire da un giocattolo attualmente in commercio.

di

Marco Santarelli e Cobol Pongide

cobol[AT]cobolpongide.org